mercoledì 29 luglio 2015

Caterina Gatta - Designer emergente e affermata

La timida, impacciata e dolce Caterina si presenta come una stilista autodidatta che da bambina sognava di fare l’attrice, fino a quando, poi, non si è resa conto di essere troppo timida per affrontare un palco o una telecamera e quindi ha deciso di seguire un’altra delle sue grandi passioni, ovvero la moda. Laureata in Scienze della Moda e del Costume all’università La Sapienza di Roma, con l’indirizzo in ideazione e produzione ha capito di voler fare questo lavoro solo con il tempo, prima lavorando in un negozio di abiti vintage in concomitanza con il percorso universitario e poi, in particolare, all’età di 24 anni, lavorando per un’azienda che ricercava tessuti vintage per personaggi dello spettacolo all’estero. Infatti, durante le sue faticose ricerche, ha trovato un tessuto di cimosa risalente agli anni ’70 ed appartenuto ad Irene Galitzine, stilista-principessa molto amata soprattutto nel mondo dello spettacolo per aver vestito personaggi spettacolari come Sofia Loren, Elisabeth Taylor o Jackie Kennedy. Da qui nasce in lei una vera e propria passione per i tessuti vintage di importanti stilisti, ma soprattutto comincia una ricerca sfrenata di questi stessi tessuti, con l’intento di collezionarne il più possibile. Così, in pochissimo tempo, ha trovato tessuti di importantissimi stilisti come Fausto Sarli, Gianni Versace e Gianfranco Ferrè a Roma, Ken Scott a Londra, Christian Dior, Pierre Cardin e Yves Saint Laurent a Parigi e poi anche tessuti di Lancetti, Valentino, Givenchy, Ungaro, Andrè Laug che, tra le lamentele della madre, custodiva gelosamente nella propria casa. Lavorando come assistente per una giornalista di moda e, successivamente, come P.R. per un’agenzia di Los Angeles, scopre il mondo della settimana della moda, ne comprende il valore, il lavoro del backstage e l’importanza che questo mondo fatato fatto di moda sta acquistando sempre di più per lei. Quindi decide di dare vita a questi tessuti e di valorizzarli creando degli abiti dai tagli semplici e moderni, ma soprattutto della sua taglia, in maniera tale da poterli indossare lei stessa nel momento in cui non fossero piaciuti. Grazie all’agenzia americana per cui lavora, ottiene la possibilità di presentare i suoi abiti alla Fashion Week di New York dove, si sa, l’interesse per i giovani talenti è maggiore e dove, appunto, viene molto apprezzata. Tuttavia, come per molti altri giovani talenti, all’inizio niente era facile e, in Italia, molti erano coloro che non rispondevano alle sue mail, che non apprezzavano il suo lavoro o che le applicavano delle forme di discriminazione a priori solo perché era una stilista emergente e non affermata. Ma Caterina, con il suo fisico mingherlino e la sua vocina tremolante, mostra ugualmente un caratterino e una tenacia molto forti. Non si ferma davanti a nulla ed è come se ad ogni risposta negativa ricevuta trovasse ancora di più la spinta e l’entusiasmo di andare avanti e la voglia di farsi notare. Passano i mesi e una sera, finalmente, riesce ad avere la mail della direttrice di Vogue Italia, Franca Sozzani. Caterina è titubante ed impaurita, ma al contempo sa che non può mollare e che deve fare sentire il suo grido, il grido di una giovane donna amante della moda e del vintage che vuole mostrare la sua passione al mondo del glamour e non solo. Così Caterina manda quella mail che, in pochissime ore, riceve risposta e tanti apprezzamenti. Quella mail e il lavoro con la Sozzani rappresentano un vero e proprio punto di svolta nella sua vita, sia personale che professionale, tanto che nel 2009 le permette di essere lanciata nel mercato da Vogue Talents come uno dei nuovi talenti emergenti tra i giovani stilisti italiani. Ma ciò che ancora di più caratterizza il lavoro e lo stile di questa fashion designer emergente è la capacità di confrontarsi continuamente con un tipo di creatività vincolata dalla quantità di tessuto vintage trovato, che spesso non supera i venti metri di lunghezza, e la continua proiezione che dai tessuti del passato porta alla contemporaneità e al futuro, attraverso tagli e linee estremamente attuali. Si mostra innovativa nell’essere una stilista capace di mettere sul mercato tessuti di altri brand molto famosi da cui contemporaneamente trae visibilità, ma che nello stesso tempo modella secondo il proprio gusto, senza farsi influenzare dallo stile della stoffa. Sono creazioni e abiti caratterizzati da stampe, che al 100% rientrano nel concetto di Made in Italy, sia perché realizzati in Italia sia perché venduti con lo scampolo di cimosa firmata che permette di attestare l’originalità del tessuto e la sua provenienza. Poiché non è sempre stato facile trovare questi tessuti vintage e soprattutto le giuste quantità per realizzare una collezione completa, Caterina si è dovuta approcciare anche ad un altro tipo di produzione. Oggi, infatti, le sue nuove collezioni presentano abiti realizzati con tessuti non solo vintage, ma assolutamente innovativi. Sono capi d’abbigliamento caratterizzati da cinque strati di seta pura al fine di renderli rigidi al punto che è come se fosse il corpo a dover seguire le linee semplici del vestito e non viceversa. Questo, però, comporta moltissime difficoltà durante il momento della loro realizzazione perché gli abiti diventano molto pesanti e di conseguenza anche molto costosi. Proprio per questo motivo, all’inizio non riusciva a trovare nessun investitore pronto a finanziare economicamente questi progetti e quindi, pur di non mollare e avendone anche le possibilità, ha deciso di lanciarsi sul mercato finanziando lei stessa la sua collezione e diventando lei stessa un trampolino di lancio per sé. Dalle parole della Gatta si intuisce facilmente l’amore e l’emozione che prova per quella passione che si è trasformata in lavoro, tanto che è lei stessa ad occuparsi di tutte le fasi che lo riguardano, dalla creazione all’ufficio stampa, dalla gestione degli ordini fino ai pacchi per le spedizioni: Caterina Gatta è un vero portento, un esempio per tutti.











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