venerdì 30 gennaio 2015

La Carrie Bradshaw di Eric Daman - The Carrie Diaries -

« Prima del sesso, prima di New York, prima di “Sex and The City”, c’ero solo io : Carrie Bradshaw di Castelbury, Connecticut ».

È con queste parole che la voce di Carrie apre ogni puntata della serie tv americana The Carrie Diaries. Questo titolo, così come la trama, sono tratti dall’omonimo romanzo di Candance Bushnell ed è una sorta di prequel riadattato della serie di grande successo ‘Sex and The City’ ideata da Darren Star, ma con evidenti discrepanze che personalizzano e distinguono questa serie da quella già nota. Infatti, ad esempio, Carrie negli anni ’80 raccontava la sua storia e i suoi pensieri su alcuni diari che le aveva lasciato la defunta madre, mentre nel 2000 lo fa tramite un portatile di ultima generazione. Si racconta la storia di una giovane Carrie Bradshaw che dalla piccola cittadina di Castelbury, nel Connecticut, dove è nata, muove i primi passi verso Manhattan e il sogno della Grande Mela. Siamo nei primi anni ’80 (precisamente nel 1984), in un periodo caratterizzato da grandi fermenti sociali, dove i giovani sono finalmente liberi di esprimere la propria personalità e di abolire tutti quei taboo che, fino a quel momento, avevano creato una situazione di stasi in più ambiti e problematiche varie. Adesso si parla liberamente di sesso, droga, omosessualità, divorzio, AIDS (tutte problematiche trattate anche nella serie che colpiscono e caratterizzano i personaggi). New York, la grande città, si fa anticonformista e, quindi, portatrice di questi sentimenti. 
Per Carrie inizialmente la vita scorre tranquilla tra i banchi di scuola con i suoi vecchi amici di infanzia, Mouse, Walt e Maggie, una famiglia che ama, il padre Tom e la sorella Dorrit (anche se ha vissuto da poco il trauma della madre morta a causa del cancro) che, per lei, rappresentano un vero e proprio porto sicuro in entrambe le stagioni, e un ragazzo di nome Sebastian Kydd con il quale, dopo un inizio burrascoso, successivamente, troverà il suo equilibrio e le sue certezze.
Nel momento in cui il padre le propone di fare uno stage (già dalla prima puntata) nell’ufficio di un suo amico avvocato di Manhattan, per Carrie si aprono le porte di un mondo nuovo che la introducono direttamente in quel sogno che, fin da bambina, aveva immaginato nella città di New York e nella possibilità di costruirsi una vita in questi luoghi, tra il glamour e l’imprenditoria, tra il mondo del lavoro e quello sfavillante e irresponsabile della moda e della vita notturna fatto di sogni e realtà (“…è facile affezionarsi a qualcosa che ami, e io mi ero affezionata a questa città!” – Carrie, 2x03). Ma la dolce e giovane Bradshaw non sa ancora che questa città le cambierà la vita per sempre. Infatti, proprio durante il suo primo giorno di lavoro, incontra la scoppiettante Larissa Laughton, style director della rivista Interview Magazine, che impazzisce letteralmente per la borsa di Carrie, firmata Mark Cross, tanto da volerle dedicare un intero servizio fotografico e alcune pagine della sua rivista. Carrie accetta subito la proposta sia perché questo le permetterà di entrare velocemente a far parte di quel mondo fashion che lei tanto sogna, sia perché quella borsa rappresenta il legame oltre la morte con la madre che le consente di mantenerne vivo il ricordo.
Da subito è evidente l’importanza che acquista quella borsa per Carrie, prima dal punto di vista affettivo: era la borsa della madre che, a causa di un dispetto fattole dalla sorella, si era sporcata di smalto bianco e che Carrie, dopo un primo momento di sconforto, aveva deciso di ridarle nuova vita trasformando quella macchia dispettosa in un elemento artistico, fashion e personale; e poi nessuno avrebbe mai potuto avere la sua stessa borsa, nonché il giusto trampolino di lancio in questo mondo fatato fatto di moda. Da qui si dà il via alla sua storia.
Carrie (AnnaSophia Robb) ha solo 16 anni ed è una ragazza brillante ed ironica, curiosa ed amante della vita e della moda, presente con la famiglia, con gli amici e nell’amore; insicura e soggetta ai suoi pensieri, ma nello stesso tempo è saggia e ha una maturità tale che le permette di sapere da subito cosa vuole dalla vita, ma soprattutto è determinata a trasformare i suoi sogni in realtà (lavorare un giorno per il suo magazine preferito, ovvero Interview) ed è pronta a crescere per affrontare ogni tipo di cambiamento e tutte le nuove occasioni che le si propongono. 
Questa evoluzione è possibile notarla anche tramite il suo look che si fa sempre più stravagante e ricercato, sofisticato e maturo, lontano da quello della classica ragazzina di provincia che fino a quel momento l’aveva caratterizzata, fatto di jeans e maglioncini: pian piano sta imparando a diventare la Carrie Bradshaw che conosciamo, quella di Sex and The City.
Anche gli altri personaggi esprimono la loro personalità attraverso l’abbigliamento: a scuola Jill Thompson (Ellen Wong), detta Mouse, con i suoi abiti-divisa ci appare da subito come una dolce ‘secchiona’ determinata a primeggiare in tutto quello che fa infischiandosene anche degli affetti; l’abbigliamento di Maggie Lauders (Katie Findlay), invece, è sciatto come la vita del personaggio e la sua personalità incerta che non sa ancora cosa vuole; Walt Reynolds (Brendan Dooling) è il classico bravo ragazzo appartenente ad una famiglia borghese e i suoi maglioncini a girocollo, le camicie ed i mocassini curati nel dettaglio ne sono la dimostrazione; al contrario, Sebastian Kydd (Austin Butler), mostra tramite l’abbigliamento le due facce della sua personalità: da un lato richiama l’immagine tipica del bello e dannato anni ’80 pronto a divertirsi con il suo giubbotto di pelle e i suoi scarponcini, mentre dall’altro la dolcezza, la fragilità e l’amore contrastanti che prova per Carrie li esprime con abiti eleganti.


Donna LaDonna (Chloe Bridges) è la classica antipatica da teen drama, nonché l’antagonista di Carrie che, con le sue tira piedi (le Jens) incarna perfettamente lo stile kitsch anni’80 di Madonna e Flash Dance fatto di colori fluo ed accessori in plastica; tuttavia, alla fine della seconda stagione, si rivelerà, invece, una vera amica dal cuore grande. A casa, la sorella minore Dorrit (Stefania Owen) è nel pieno della ribellione adolescenziale e mostra il suo disagio e l’irrequietezza attraverso lo stile punk, in grande ascesa in quegli anni. 
La Grande Mela, invece, viene rappresentata con personaggi come Larissa (Freema Agyeman) ovvero la perfetta ‘working woman’ di quegli anni: svampita, esuberante e libera da qualsiasi vincolo, tramite gli abiti esprime quest’animo anticonformista, artistico e spirituale. L’idea è quella di stupire con colori sgargianti, lustrini, spalline e paillettes e per la giovane Bradshaw diventa vera guida e mentore per entrare nel mondo della moda e capirne i suoi meccanismi. Bennett (Jake Robinson) le permetterà di conoscere, anche con l’amico Walt, nuove realtà come quella del mondo omosessuale o dell’AIDS ancora poco discusse e accettate: abiti da vero dandy moderno che non teme di mostrare con orgoglio la sua personalità e sessualità. E, infine, Samantha Jones (Lindsey Gort) che entrerà a far parte della serie solo nella seconda stagione e che, sfacciata ed esuberante anche nell’abbigliamento, sarà emblema dei favolosi anni ’80 nonché la futura e già nota Samantha.
 Così la moda è una delle protagoniste principali della serie, proprio come in Sex and The City, ma se a New York (e non solo) è protagonista indiscussa e appare al centro dell’attenzione con chiari riferimenti a stilisti, stili, riviste (Interview Magazine sempre presente), tendenze, forme d’arte, performance, servizi fotografici, negozi o più semplicemente attraverso gli abiti indossati da Larissa, Carrie, Bennet e Samantha, a Castelbury, invece, appare silenziosa ma sempre presente sia nello stile di Carrie in continua evoluzione (capi anni’80 con evidenti richiami vintage anni ’60-’70 che prende dall’armadio della defunta madre), sia in quello che caratterizza gli altri personaggi: partecipa alla narrazione ed è presenza costante nei discorsi di Carrie. Inoltre, il costumista Eric Daman (già costumista di Gossip Girl) ha sottolineato l’evoluzione e la crescita dei personaggi ricreando un perfetto stile anni ’80 (lo stile street proposto da Madonna e caratterizzato da particolari abiti, jeans, top e camicette colorati e ricchi di stampe) con importanti influenze vintage, ma nello stesso tempo è come se avesse voluto rendere visibile e dare una traccia della contemporaneità della serie, sfruttando anche capi che si rifanno allo stile ed alla moda del presente. Gli abiti di quasi tutti i personaggi (soprattutto quelli di Carrie e Larissa) sono sempre ricercati e curati nel dettaglio, luminosi e colorati, carichi di paillettes e spalline, pois e righe, ricchi di accostamenti azzardati tipici di quegli anni.

La serie prosegue il suo percorso per due stagioni, ma alla fine della seconda ed ultima stagione lo svolgersi della vicenda ed i rapporti tra i singoli personaggi fanno pensare ad una chiusura definitiva della serie, come se ogni cosa avesse trovato la sua conclusione: Carrie e Sebastian si sono detti addio per sempre tra le lacrime (“Goodbye Bradshaw” – “Goodbay Kydd”), Mouse ha fatto lo stesso con West subito dopo averlo ritrovato, Walt e Bennett vivono felici e alla luce del sole il loro amore, Larissa e Harlan si sono sposati, mentre Maggie e Pete si sposeranno. Ogni cosa ha raggiunto il suo equilibrio e per il momento, purtroppo, la serie è stata sospesa, ma nei fan rimane sempre la speranza di poter continuare a conoscere i racconti e le appassionanti avventure della giovane Carrie Bradshaw.
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