lunedì 9 dicembre 2013

La tradizione: L'abito Siciliano

La Sicilia appare come un vero e proprio intreccio di culture e civiltà che, nel corso del tempo, l'hanno influenzata dal punto di vista storico, politico e culturale. Questa stessa influenza è possibile notarla anche nell'abbigliamento tradizionale, dove si possono ritrovare tracce dello stile arabo, greco, romano e normanno. Giornalmente la donna indossa una gonnella di cotone o lino, lunga fino ai piedi (fadedda o fadetta) con sopra un grembiule chiamato fadali, calze azzurre e scarpine nere; sulle spalle porta un fazzoletto a punta, che può essere sia bianco che colorato, fermato sul petto da uno spillo, mentre copre il capo con una mantellina di panno. Nei giorni di festa, invece, (o semplicemente quando va in chiesa la domenica) propone una sopravveste di seta nera che dalla cintura scende abbondantemente fino ai piedi (faddigghia) e un manto foderato con mantellina (cativellu o armuscinu) di panno o seta nera (dipende dal ceto sociale d'appartenenza), privo di orlo che serve a coprire il capo e ad avvolgere tutto il corpo fin sotto le ginocchia. A Messina questo stesso manto veniva chiamato 'orate frates' perché le fanciulle in età da marito, scoprivano il capo quando volevano farsi notare da qualche giovane. Inoltre, sotto al manto si poteva intravedere un busto bianco (anche senza fazzoletto) che aveva il compito di mettere in risalto il collo e il seno. Le popolane erano solite chiamarlo 'cummogghia miseria' perchè sotto questo vi si potevano indossare anche vestiti vecchi e rovinati, senza che si vedessero. Le operaie, non potendo permetterselo, si coprivano con scialli di lana lavorata.
L'abito maschile rispetto a quello femminile, invece, appariva molto più rude e legato alla terra e al lavoro. Questo variava molto in base alla professione e allo status sociale, infatti, i pastori avevano un abbigliamento semplice, composto da giubbe (giubbini) e calzoni (vrachi) fatti con pelli di capra, scarpe di 'pilu' (pezzo di cuoio ripiegato in punta con piccole corregge al collo del piede che lasciavano coperto il dorso del piede). I contadini, invece, avevano un abbigliamento più elaborato: braghe di velluto (causi) abbottonati sui fianchi e legati in vita da una fascia di cotone azzurro o verde, e fibbie molto strette sulle ginocchia, che reggevano anche calze di panno nero durante l'inverno e bianche durante l'estate; un panciotto (panzera), dello stesso tessuto, arricchito da bottoni in ottone. Su quest'ultimo veniva posta una casacca (jippuni) di velluto scuro con grandi tasche sia interne che esterne; in testa un berretto marrone (azzurro per i pescatori). In seguito, però, i calzoni si allungheranno senza più svasature e la giacca verrà modellata sul corpo. Mentre più recenti sono i cappotti: Tistera (con cappuccio che copra il capo) e Scappularu (lungo prima fino alle mani, poi anche fino alle gambe).





          







2 commenti:

  1. Ciao! ti ho scoperta da poco :) amo la Sicilia..buono a sapersi, è sempre bene acculturarsi ;)

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