martedì 15 ottobre 2013

L'abito tra il 1200 e il 1300: una ricchezza indiscutibile che deve durare per tutta la vita.



Giovanni Villani (1280-1348) scriveva: "Allora i cittadini di
Firenze vivevano sobri e di grasse vivande e co piccole
spese, e di molti costumi grossi e rudi e di grossi drappi
vestivano le donne. E molti portavano le pelli scoperte senza
panno, con berretto in capo, e tutti con usati in piede."
Nel duecento, fenomeni come l'urbanizzazione e la nascita dei Comuni, introdurranno nuove classi produttive e professionali, tanto che attività come il ricamo e gli arazzi, assumeranno un ruolo importantissimo. Il telaio verticale dell'anno mille viene sostituito da quello orizzontale a pedale, le figure professionali dei follatori, tintori, cardatori e filatori si affermano con sempre più prepotenza, così come quella dei lanaioli e setaioli, e Firenze diventa il principale centro di lavorazione dei tessuti di qualità. Tuttavia ancora l'abbigliamento appare molto lineare e le differenze tra l'abito maschile e femminile o laico ed ecclesiastico quasi non si percepiscono: gli indumenti base sono la gonnella, la guarnacca e la pelle (il mantello). La gonnella è una sorta di tunica bicolore dai toni vivaci, arricchita da affrappature (guarnizioni in stoffa), la guarnacca, invece, è una sorta di sopravveste larga e aperta sul fianco. Gli uomini arricchiscono la loro immagine con i braghieri (alte cinture in cuoio su cui vengono fissati i panni da gamba). Le calze prendono il nome di caligan e possono essere di colori differenti, mentre le scarpe presentano diversi modelli, in base all'utilizzo che ne viene fatto e quindi si distinguono in calcaris, stivalli e zoccoli di legno. Gli uomini di un certo livello rasano la barba, portano capelli di lunghezza media, una frangia sulla fronte e ornano il capo con ghirlande e coroncine, berretti o cappucci. L'abito femminile, invece, segue le linee del corpo con l'intento di slanciare la figura, e si arricchisce di strascico (in seguito verrà imposto dalla Chiesa come simbolo di castità), cinture, corone, bottoni, gioielli e gemme. Le pettinature sono semplici e per lo più i capelli vengono raccolti sulla nuca con trecce e nastri; il capo, inoltre, viene arricchito da fazzoletti, bende e retine. Su queste basi il trecento, secolo di grande fermento, si rinnova trasformando le corti in importanti centri propulsori della cultura, delle arti e del costume. Siamo in un periodo segnato dalle Commedie di Dante, le Novelle di Boccaccio, le poesie di Petrarca e l'affermazione della lingua volgare. Un periodo di grande splendore presto soffocato dalla peste nera e da un'altissima mortalità (a Venezia si proibisce l'uso del vestirsi a lutto per non rendere ancora più greve l'atmosfera). Ma, passata l'epidemia, la voglia di rinascere e di godere dei piaceri terreni sarà sempre più forte e inciderà moltissimo sull'abbigliamento: per la prima volta si parlerà di 'moda giovanile' caratterizzata da abiti corti e attillati che evidenziano le linee del corpo, e dai colori variopinti; l'abito maschile, ad un corto farsetto, abbina una gonnella con maniche molto strette (le maniche sono staccabili e considerate quasi come un capo a sè); mutande, zarabulle, braghe e bragherio compongono la loro biancheria intima; le scarpe hanno punte lunghissime e sono decorate da fibbie d'oro o in argento; tra gli accessori più ricercati bottoni dai materiali e dalle forme varie, ombrelli e guanti. Per le donne, invece, la vita si stringe e si alza in maniera considerevole, il seno viene scoperto e un grande utilizzo inizia ad essere fatto delle asole e dei lacci. Le linee guida rimangono quelle dell'abbigliamento del '200. La punta delle scarpe è sempre più lunga, tanto che alcune vengono pure imbottite per evitare che si pieghino. Di gran moda sono guarnizioni come bordure, intagli e frange; i gioielli sono sempre più vistosi, tanto che anche i paternostri diventano dei veri e propri monili, fino a perdere il loro vero significato; il capo viene coperto con l'hennin, un lungo cono in velluto o seta dal cui vertice pende un velo o un pizzo prezioso. Così, in questo periodo, l'abito è una ricchezza insostituibile, che deve durare per tutta la vita.