lunedì 10 giugno 2013

Sumeri, Assiro-Babilonesi, Persiani ed Ebrei: da Creta e Micene l'abbigliamento delle civiltà dell'Asia Occidentale

Che significato avrebbe la moda contemporanea se non la guardassimo tenendo conto di quella passata e del cambiamento che ha subito nel corso del tempo? I primi veri 'modaioli' della storia (se così si può dire) che si approcciarono all'arte della moda e dell'abbigliare il proprio corpo (anche se con tecniche e materiali di piccola, per non dire assente, manifattura) furono le civiltà dell'Asia Occidentale che, attraverso popolazioni come i Sumeri, gli Assiro-Babilonesi, i Persiani e gli Ebrei, dimostrarono di avere uno stile molto particolare che li legava alle tradizioni e al luogo di appartenenza. I Sumeri furono i primi ad essere ricordati per le fogge che erano soliti indossare: le donne, infatti, coprivano il loro corpo con ampie tuniche poggiate sulle spalle, morbide scarpe in cuoio ed essendo una popolazione di abili gioiellieri, amavano impreziosirsi con particolari bracciali, collane, orecchini e cavigliere, mentre gli uomini, con i loro capelli lunghi (come quelli delle donne), indossavano particolari gonnellini lunghi fino alle ginocchia che venivano decorati con ricchi fiocchi o nastri splendenti. Gli Assiro-Babilonesi, invece, sia uomini che donne, indossavano una tunica di lino detta kandis dalle maniche corte, lunga fino ai piedi e decorata con morbide frange che davano l'idea di movimento. Sopra la tunica veniva posta una sorta di stola molto aderente, la kaudace, che, con i suoi colori vivaci, andava a fasciare il corpo e ad evidenziare la fisicità, mentre le calzature erano chiuse e alte. Particolari, inoltre, erano i copricapo-corona (kirbase) indossati dai re, tanto alti e preziosi da renderli simili a delle divinità. Una maggiore ricchezza e ricercatezza era alla base della moda che vestiva i Persiani. Questi, infatti, vestivano eleganti tuniche (kandis) strette in vita da semplici cinture e larghe maniche, e stole frangiate (kaudace) in lana, lino e seta; ai piedi calzavano 'babbucce in pelle conciata', mentre arricchivano il loro capo con cappelli in feltro e completavano il tutto con un elaborato trucco dai colori molto forti. Se i popoli presi in considerazione fino ad ora amavano mostrarsi attraverso un abbigliamento appariscente e ricercato, ma nello stesso tempo fortemente legato ai luoghi e alle tradizioni, diversamente avveniva tra gli Ebrei che, a causa di leggi che proibivano l'idolatria, dovevano indossare indumenti poco appariscenti e molto comuni. Tra le vesti tipiche non poteva mancare l'ampia tunica, il kaftan, lungo fino al polpaccio e a maniche corte, o l'ephod, ovvero una sorta di mantello realizzato unendo due rettangoli di stoffa che venivano cuciti solo sulle spalle e lasciati aperti sui fianchi (particolarmente utilizzato dai sacerdoti). Inoltre altre leggi proibivano di mischiare le stoffe, così il lino, la canapa, il cotone e la lana dovevano essere lavorate singolarmente. Da Creta e Micene, invece, ci arrivano importanti tracce di una popolazione moderna che amava sfoggiare abiti ricchi di dettagli e molto appariscenti: le donne, infatti, portavano ampie gonne con balze, volants e guarnizioni dai colori vivaci, un corpetto aderente che sollevava e lasciava scoperto il seno, tacchi altissimi e lunghi capelli raccolti in trecce ornate da nastri, perle e conchiglie andavano a completare la loro figura. L'uomo, dall'atteggiamento ancora primitivo, copriva le proprie carni con perizomi aderenti e gonnellini stretti in vita da cinture molto decorate.
Così, già dagli studi fatti sull'abbigliamento di queste popolazioni così lontane da noi e ancora primitive, è possibile capire quanto sia sempre stata importante la moda per l'uomo e quanto forte sia stato il bisogno di coprire, personalizzare e distinguere la propria immagine dalle altre.

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