lunedì 13 maggio 2013

Etimologia e definizione del termine ‘Moda’

Essendo un Blog che nasce principalmente con l'intento di ritrovare le origini e la storia della moda e del costume, mi sembrava giusto cominciare proprio dalla definizione di tali termini. In questo post verrà data particolare rilevanza al termine moda.




La parola moda è un termine molto moderno che deriva dal francese mode (s. f. modo, maniera), che a sua volta trova la sua origine nel vocabolo latino modus, i. (m. modo, foggia, maniera). Principalmente si riferisce alla diffusione di un dato costume definendone i vari stili, il carattere attuale e appariscente, ma soprattutto mutevole. Infatti, una delle sue caratteristiche preponderanti è l’arte del mutamento, del rapido consumo, tanto che la stessa Coco Chanel affermava “la moda deve morire e morire in fretta, affinché il commercio possa vivere” e con questa asserzione si risaltavano le peculiarità mutevoli della moda, con un chiaro riferimento sia alla sua essenza, che al suo aspetto economico e commerciale. Ma lo studio della moda non si sofferma solo sull’abbigliamento, perché questa, invece, abbraccia ogni forma d’arte (sia che si tratti di pittura, scultura, arti applicate, design, arredamento o acconciatura), ogni particolare forma di partecipazione ideologica, le diverse scuole di pensiero, i modi di agire, o ancora, la storia, risaltando gli sviluppi di una società in un particolare periodo o epoca ed evidenziandone atteggiamenti, istituzioni, politica, usi e costumi, stile, credenze, morale e condizione economica di un determinato popolo, identificandolo e distinguendolo dagli altri. Quindi, la moda, mette in risalto le differenze sociali e la loro evoluzione; è un valore culturale che si diffonde insieme ad ogni forma di sviluppo sociale e culturale. Il concetto di moda nasce inconsapevolmente con l’uomo stesso, che già con Adamo ed Eva, dopo la cacciata dal Paradiso terrestre a causa del peccato originale, sentirà l’esigenza di coprire il proprio corpo per la vergogna provata davanti al peccato, facendogli sentire un forte senso di pudore e vergogna che li porterà a vestirsi, ma anche perché gli stessi saranno costretti ai lavori duri, alla vita rudimentale e quindi avranno bisogno di proteggere le loro carni. Appunto, le tre motivazioni che spingeranno l’uomo a coprire il proprio corpo e a vestirlo sono: l’esigenza di difendersi dagli agenti atmosferici, la naturale propensione al pudore e poi, con il passare del tempo, anche il desiderio di distinzione sociale ed economica. Così intorno al Paleolitico, l’uomo comincia a vestirsi utilizzando pelli di animali, che pian piano verranno sempre più trattate, lavorate e adattate al suo corpo, dandogli piena capacità di movimento. Se in un primo momento l’abito avrà solo una funzione pratica, in un secondo momento diventerà un vero e proprio elemento estetico, di vanitas e di distinzione all’interno della società: una società che tenderà sempre più ad apparire, a mostrare se stessi, la propria condizione economica e soprattutto l’appartenenza alla propria scala sociale tramite l’abbigliamento. La moda, quindi, è anche questo, è affermazione del proprio status sociale; è imitazione delle classi più ricche da parte delle meno abbienti; è quell’elemento che velocemente risalta le differenti e precise funzioni sociali, le mansioni sacerdotali, amministrative e militari; è elemento di identità per una nazione, che spesso, con le continue conquiste, si fondeva con le usanze e i tagli dei popoli con cui entrava in contatto; è il bisogno di personalizzare il proprio corpo in base alle proprie idee e alla propria personalità. Molti sono i fattori determinanti per il suo cambiamento e la sua evoluzione come la moralità, il sesso, il lusso, le pellicce, i gioielli vistosi, l’amore per i rossetti e la bellezza, la cura per il proprio corpo con l’intento di crearsi un aspetto statuario e piacevole, che li renda superiori agli altri: vestiti più o meno vistosi, ricchi di pietre preziose che mettevano più o meno in evidenza il corpo e che ne facevano anche una profonda distinzione in classi e un segno di privilegio per i ricchi. Anche se inconsciamente si parlava di moda e costume, tale termine e la sua definizione vennero espressi concretamente in tempi molto moderni, tanto che venne utilizzato e introdotto in Italia per la prima volta nel 1645 dall’abate benedettino Agostino Lampugnani, con lo pseudonimo di Giovanni Santa Pagnalmino, nella sua operetta satirica “La carrozza da nolo, ovvero del vestire alla moda”. Tale opera è strutturata come una conversazione in forma di racconti e poesie, contrassegnata da uno spirito critico e anticonformista, tanto che ci furono delle esitazioni prima della pubblicazione, ma dopo i primi ripensamenti, l’autore decise di continuare con il “Della carrozza di ritorno, ovvero Dell’esame del vestire e costumi alla moda” pubblicata nel 1650, stavolta con lo pseudonimo di Giovanni Tanso Magnalpina. Con questi testi, l’abate Lampugnani ci dava una chiara definizione del nuovo e moderno vocabolo, intendendo con questo le usanze delle vesti, dell’arredamento, dell’arte, ma soprattutto i diversi modi di pensare e di agire, con un netto riferimento al suo carattere mutevole. Solo con la seconda rivoluzione industriale, i francesi la definirono vogue, come quel movimento che stava ottenendo tanto successo, una meta da seguire, quel prodotto che trascina le masse e che va al di sopra di ogni singola regola e costume. Oggi il dizionario, lo Zingarelli minore, definisce la moda come un  “modo di abbigliarsi o di acconciarsi (…) un’usanza più o meno passeggera”, che si rifà al gusto corrente, del momento o a quello passato, alla novità, mentre le epoche moderne, ormai, al termine moda associano solo tutto ciò che concerne l’abbigliamento, l’estetica, la bellezza, il passaggio da uno stile (carattere estetico di un dato periodo storico strettamente legato all’architettura) a un altro, da un’usanza ad un’altra, alla voglia quasi ossessiva di rimanere al passo con i tempi e di uniformarsi alle masse, senza soffermarsi, invece, ad analizzare la sua vera essenza, ovvero l’aspetto sociale e il suo stretto rapporto con ogni forma d’arte e di pensiero. La storia della letteratura, inoltre, ci pone davanti al giudizio e alla visione che molti letterati ebbero della moda. Ad esempio, Sant’Agostino, San Gerolamo, Dante e Boccaccio sentivano forte il ripudio nei suoi confronti, perché sostenevano che fosse una vera condanna religiosa ed etica della vanitas vanitatum; Leonardo, invece, non si soffermava sulle apparenze e vedeva in essa l’espressione della sana pazzia umana; in epoche più moderne, George Simmel la definiva come il carattere distintivo di un dato gruppo e continuava dicendo che la moda “si trova sempre sullo spartiacque tra passato e futuro e ci dà, finché è fiorente, un senso del presente così forte da superare in questo ogni altro fenomeno”.



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