sabato 28 dicembre 2013

Marge Simpson nuova icona di stile per Alexsandro Palombo

Alexsandro Palombo, noto per le illustrazioni visionarie dallo spirito surrealista (autore della rassegna 'Fashion Icon Oversize'), ridisegna la conosciutissima Marge Simpson (madre devota, moglie paziente e innamorata, donna di casa dedita alla famiglia) e le attribuisce un'immagine del tutto nuova e glamour. Infatti la dolce Marge, di volta in volta, si trasforma e si mostra attraverso l'immagine delle donne più belle e importanti che, tra gli anni trenta e '70, hanno fatto la storia del cinema e della moda mondiale. Vediamo, quindi, pose e outfit che , ad esempio, richiamano il meraviglioso tubino nero Givenchy indossato da Audry Hepburn in 'Colazione da Tiffany' o il particolarissimo abito di spilli creato per Elisabeth Hurley da Versace. O ancora è possibile trovare una versione di Marge-Chanel nella famosissima posa della grandissima artista. Il nostro Alexsandro afferma di aver selezionato gli abiti e le immagini che, secondo lui, hanno fatto la storia della moda degli ultimi 100 anni, cambiando radicalmente la storia del costume. E continua dicendo ''c'è una Marge Simpson in ogni donna, con questo tributo volevo accendere la magia che c'è in ogni donna, la forza, la femminilità, l'eleganza, l'erotismo e la bellezza''.  







lunedì 9 dicembre 2013

La tradizione: L'abito Siciliano

La Sicilia appare come un vero e proprio intreccio di culture e civiltà che, nel corso del tempo, l'hanno influenzata dal punto di vista storico, politico e culturale. Questa stessa influenza è possibile notarla anche nell'abbigliamento tradizionale, dove si possono ritrovare tracce dello stile arabo, greco, romano e normanno. Giornalmente la donna indossa una gonnella di cotone o lino, lunga fino ai piedi (fadedda o fadetta) con sopra un grembiule chiamato fadali, calze azzurre e scarpine nere; sulle spalle porta un fazzoletto a punta, che può essere sia bianco che colorato, fermato sul petto da uno spillo, mentre copre il capo con una mantellina di panno. Nei giorni di festa, invece, (o semplicemente quando va in chiesa la domenica) propone una sopravveste di seta nera che dalla cintura scende abbondantemente fino ai piedi (faddigghia) e un manto foderato con mantellina (cativellu o armuscinu) di panno o seta nera (dipende dal ceto sociale d'appartenenza), privo di orlo che serve a coprire il capo e ad avvolgere tutto il corpo fin sotto le ginocchia. A Messina questo stesso manto veniva chiamato 'orate frates' perché le fanciulle in età da marito, scoprivano il capo quando volevano farsi notare da qualche giovane. Inoltre, sotto al manto si poteva intravedere un busto bianco (anche senza fazzoletto) che aveva il compito di mettere in risalto il collo e il seno. Le popolane erano solite chiamarlo 'cummogghia miseria' perchè sotto questo vi si potevano indossare anche vestiti vecchi e rovinati, senza che si vedessero. Le operaie, non potendo permetterselo, si coprivano con scialli di lana lavorata.
L'abito maschile rispetto a quello femminile, invece, appariva molto più rude e legato alla terra e al lavoro. Questo variava molto in base alla professione e allo status sociale, infatti, i pastori avevano un abbigliamento semplice, composto da giubbe (giubbini) e calzoni (vrachi) fatti con pelli di capra, scarpe di 'pilu' (pezzo di cuoio ripiegato in punta con piccole corregge al collo del piede che lasciavano coperto il dorso del piede). I contadini, invece, avevano un abbigliamento più elaborato: braghe di velluto (causi) abbottonati sui fianchi e legati in vita da una fascia di cotone azzurro o verde, e fibbie molto strette sulle ginocchia, che reggevano anche calze di panno nero durante l'inverno e bianche durante l'estate; un panciotto (panzera), dello stesso tessuto, arricchito da bottoni in ottone. Su quest'ultimo veniva posta una casacca (jippuni) di velluto scuro con grandi tasche sia interne che esterne; in testa un berretto marrone (azzurro per i pescatori). In seguito, però, i calzoni si allungheranno senza più svasature e la giacca verrà modellata sul corpo. Mentre più recenti sono i cappotti: Tistera (con cappuccio che copra il capo) e Scappularu (lungo prima fino alle mani, poi anche fino alle gambe).





          







lunedì 11 novembre 2013

Micol Fontana, le Sorelle e l'Atelier

Micol Fontana nasce a Traversetolo l'8 novembre 1913 e da subito, con le sorelle Zoe e Giovanna, comincia ad apprendere l'arte del cucito dalla madre nella sartoria di famiglia. Con grande intraprendenza, nel 1938, le tre sorelle decidono di trasferirsi a Roma e, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, fondano la loro maison a Piazza di Spagna che, in pochissimo tempo, si trasforma in un importantissimo atelier di Alta Moda. L'atelier, all'idea e al concetto di moda, unisce anche quello di arte attraverso la manualità, i tessuti e le stampe: abiti eleganti, austeri e seducenti che ai classici tessuti di lana, intrecciano semplici stoffe, spesso impreziosite da pizzi, ricami e merletti che li rendono davvero unici. La prima vera ed importante cliente (quella che darà il via al loro successo) sarà Gioia Marconi, figlia di Guglielmo. Nel 1950 Linda Christian, in occasione delle nozze con il divo di Hollywood Tyron Power, chiede alle sorelle Fontana di confezionare il suo abito da sposa, facendo in modo che l'atelier, finita la guerra, raggiunga un così elevato numero di estimatori tale da far sì che le loro creazioni, il talento e lo stile vengano richiesti anche dalle più importanti dive di Hollywood quali Liz Taylor (il famoso tubino bianco e nero da lei tanto amato), Audrey Hepburn (l'abito da sposa mai usato), Grace Kelly, Soraya, e, in particolare, Ava Gardner (i costumi di scena indossati in 'L'ultima spiaggia', 'La contessa scalza', Il sole sorgerà ancora'). Le principesse Torlonia,  Marella Agnelli e ogni donna che si rispetti, si affida al lavoro artigianale delle sorelle Fontana. La conferma  del loro meritato successo coincide con la sfilata che si è svolta nella sala bianca di Palazzo Pitti a Firenze nel 1951 e che ha permesso alle tre donne di diffondere il made in italy nel mondo. Nel 1960 Federico Fellini (impressionato dalle loro abilità sartoriali e artistiche) le convoca come costumiste per il suo capolavoro 'La dolce vita'. Nel 1994, dopo la morte delle sorelle Zoe e Giovanna, Micol ha istituito una fondazione che prende il suo nome e che raccoglie tutte le esperienze di lavoro dell'atelier e le creazioni fatte nel corso del tempo e che ancora oggi possiamo trovare esposte in mostre temporanee o in importanti musei del mondo come il Metropolitan e il Guggenheim di New York o al Louvre di Parigi. Nel 2011 la Rai ha proposto al pubblico italiano una fiction di due puntate sulla storia delle sorelle, dell'atelier e del loro preziosissimo lavoro per il patrimonio artistico-culturale italiano. 








martedì 15 ottobre 2013

L'abito tra il 1200 e il 1300: una ricchezza indiscutibile che deve durare per tutta la vita.



Giovanni Villani (1280-1348) scriveva: "Allora i cittadini di
Firenze vivevano sobri e di grasse vivande e co piccole
spese, e di molti costumi grossi e rudi e di grossi drappi
vestivano le donne. E molti portavano le pelli scoperte senza
panno, con berretto in capo, e tutti con usati in piede."
Nel duecento, fenomeni come l'urbanizzazione e la nascita dei Comuni, introdurranno nuove classi produttive e professionali, tanto che attività come il ricamo e gli arazzi, assumeranno un ruolo importantissimo. Il telaio verticale dell'anno mille viene sostituito da quello orizzontale a pedale, le figure professionali dei follatori, tintori, cardatori e filatori si affermano con sempre più prepotenza, così come quella dei lanaioli e setaioli, e Firenze diventa il principale centro di lavorazione dei tessuti di qualità. Tuttavia ancora l'abbigliamento appare molto lineare e le differenze tra l'abito maschile e femminile o laico ed ecclesiastico quasi non si percepiscono: gli indumenti base sono la gonnella, la guarnacca e la pelle (il mantello). La gonnella è una sorta di tunica bicolore dai toni vivaci, arricchita da affrappature (guarnizioni in stoffa), la guarnacca, invece, è una sorta di sopravveste larga e aperta sul fianco. Gli uomini arricchiscono la loro immagine con i braghieri (alte cinture in cuoio su cui vengono fissati i panni da gamba). Le calze prendono il nome di caligan e possono essere di colori differenti, mentre le scarpe presentano diversi modelli, in base all'utilizzo che ne viene fatto e quindi si distinguono in calcaris, stivalli e zoccoli di legno. Gli uomini di un certo livello rasano la barba, portano capelli di lunghezza media, una frangia sulla fronte e ornano il capo con ghirlande e coroncine, berretti o cappucci. L'abito femminile, invece, segue le linee del corpo con l'intento di slanciare la figura, e si arricchisce di strascico (in seguito verrà imposto dalla Chiesa come simbolo di castità), cinture, corone, bottoni, gioielli e gemme. Le pettinature sono semplici e per lo più i capelli vengono raccolti sulla nuca con trecce e nastri; il capo, inoltre, viene arricchito da fazzoletti, bende e retine. Su queste basi il trecento, secolo di grande fermento, si rinnova trasformando le corti in importanti centri propulsori della cultura, delle arti e del costume. Siamo in un periodo segnato dalle Commedie di Dante, le Novelle di Boccaccio, le poesie di Petrarca e l'affermazione della lingua volgare. Un periodo di grande splendore presto soffocato dalla peste nera e da un'altissima mortalità (a Venezia si proibisce l'uso del vestirsi a lutto per non rendere ancora più greve l'atmosfera). Ma, passata l'epidemia, la voglia di rinascere e di godere dei piaceri terreni sarà sempre più forte e inciderà moltissimo sull'abbigliamento: per la prima volta si parlerà di 'moda giovanile' caratterizzata da abiti corti e attillati che evidenziano le linee del corpo, e dai colori variopinti; l'abito maschile, ad un corto farsetto, abbina una gonnella con maniche molto strette (le maniche sono staccabili e considerate quasi come un capo a sè); mutande, zarabulle, braghe e bragherio compongono la loro biancheria intima; le scarpe hanno punte lunghissime e sono decorate da fibbie d'oro o in argento; tra gli accessori più ricercati bottoni dai materiali e dalle forme varie, ombrelli e guanti. Per le donne, invece, la vita si stringe e si alza in maniera considerevole, il seno viene scoperto e un grande utilizzo inizia ad essere fatto delle asole e dei lacci. Le linee guida rimangono quelle dell'abbigliamento del '200. La punta delle scarpe è sempre più lunga, tanto che alcune vengono pure imbottite per evitare che si pieghino. Di gran moda sono guarnizioni come bordure, intagli e frange; i gioielli sono sempre più vistosi, tanto che anche i paternostri diventano dei veri e propri monili, fino a perdere il loro vero significato; il capo viene coperto con l'hennin, un lungo cono in velluto o seta dal cui vertice pende un velo o un pizzo prezioso. Così, in questo periodo, l'abito è una ricchezza insostituibile, che deve durare per tutta la vita.

lunedì 9 settembre 2013

Marco Mengoni: #sentiilsound

"Con te ero immobile..." sono le note che aprono 'L'essenziale tour' e che fanno impazzire il pubblico palermitano del Teatro di Verdura il 27 agosto di quest'anno. C'è agitazione nell'aria, i fan fremono, l'euforia cresce sempre di più, le voci si intonano...ed eccolo lì Marco Mengoni con il suo completo Ferragamo, elegante, delicato, carico e con una grande voglia di comunicare e di raccontarsi ad un pubblico ricco di aspettative ed impaziente. Giacca e pantaloni blu, camicia bianca e cravatta nera, l'inconfondibile stile classico ed elegante della maison fiorentina, un look sobrio e chic stravolto dalle sneakers Diadora, anch'esse blu. Stile regale dai tagli e colori ricercati, colletto e cravatta ben stretti (poco facili da portare in questa calda serata di fine agosto), tutti elementi che lo caratterizzavano già durante l'ultimo Festival di Sanremo, quando trionfava nella categoria Big con il brano 'L'essenziale', pezzo estremamente profondo e fortunato che darà il nome al tour e che verrà presentato all'Eurovision Song Contest 2013 classificandosi al settimo posto. Anche in queste occasioni la mano e lo stile di Salvatore Ferragamo saranno ben noti. Sul palco una band di cinque elementi distribuiti su più livelli (molti dei quali amici di gioventù con il quale ha cominciato la sua carriera canora), una scenografia semplice ma di grande impatto vede nove colonne luminose fare giochi di luce a dir poco spettacolari (durante l'ultimo pezzo, 'Una parola', si respira quasi un'aria disco anni '70) che riescono ad impressionarci al punto tale da farci immaginare scenografie diverse in base al pezzo che si sta cantando: così avremo la dolcezza tra le note di 'In un giorno qualunque' e 'Natale senza regali', fino ad immergerci in una particolarissima versione sunshine regge di 'Questa notte' in perfetto stile 'Could you be loved' di Bob Marley. Qui è già avvenuto il secondo cambio d'abito per Marco e il toxedo blu ha lasciato spazio a bermuda eleganti, camicia bianca, gilet (che poi toglierà) e cravatta nera. Marco canta, balla, si diverte e diverte, racconta aneddoti e particolari momenti della sua vita con un'intelligentissima ironia e un simpatico accento romano :) E via con il terzo ed ultimo cambio, questa volta la camicia verrà sostituita da una maglia bianca con su scritto #sentiilsound, maglia e logo che ormai identificano il nostro beniamino e il tour in questione (anch'io l'ho comprata :P). Il pubblico di fan decide di ringraziarlo durante le note di  'Non passerai', così una schiera di cellulari illuminati, ondeggiando come tante piccole lucciole, si lasciano trasportare dalla melodia, creando stupore ed emozione in Marco che chiede ai suoi collaboratori di riprendere questo momento così magico, che si conclude con un 'grazie' di alcuni cellulari accesi. La scaletta è stata stravolta, infatti prevedeva anche molti altri suoi successi, ma lo spettacolo è stato talmente intenso ed emozionante che non ce ne siamo quasi accorti.

Marco nasce a Ronciglione il 25/12/88 e adolescente prende subito lezioni di canto, partecipa ad X-Factor e nel 2009 vince la terza edizione del fortunato programma sotto la guida di Morgan. In quattro anni arriva terzo al Festival di Sanremo 2010 con 'Credimi ancora' e, due anni dopo, primo con 'L'essenziale' (durante la prima serata presenta anche il brano 'Bellissimo'  scritto da Gianna Nannini e Pacifico e 'Ciao amore ciao' di Luigi Tenco, durante la serata del Sanremo Story). Viene scelto per l'Eurovision Song Contest 2013, è il primo artista italiano ad aver vinto il Best European Act agli MTV Europe Music Awards nel 2010, più di 470.000 copie vendute, 4 album, molti dei quali divenuti disco d'oro, di platino e multiplatino. Durante questi quattro anni duetta con Lucio Dalla che lo definisce ''un'artista straordinario, uno dei migliori negli ultimi anni...ha una personalità internazionale, mi sembra quasi Prince!'', tanto da volerlo fortemente per la sua 'Meri Luis', affermando che la canzone in questione sia ''incantabile da chiunque tranne che per lui!". Ma non solo, interpreterà anche ''Scrivi qualcosa per me'' di Alex Baroni e prenderà parte al progetto ''Il senso di...Alex'' realizzato per il 10 anni della sua scomparsa, o ancora il brano ''Destra-Sinistra'' di Giorgio Gaber in onore del progetto ''Per Gaber...io ci sono'', che poi diventerà anche la colonna sonora del film ''Passione Sinistra'' di Marco Ponti con A. Preziosi e V. Lodovini. Vestirà anche i panni del doppiatore nel film animato in 3D 'Lorax- Il guardiano della foresta'. Così, apprezzato da Mina e cantanti del suo stesso calibro, Marco si fa strada verso il successo, accompagnato solo dalla sua voce, da un timbro soul con accenti pop-rock moderni con tanto di sfumature blues. Marco e la grande padronanza che ha della sua voce, oltre alla sconvolgente e naturale estensione vocale; Marco e le sue insicurezze che svaniscono su quel palco di cui diventa unico padrone, vero Re che si emoziona con il suo #esercito di fan. 

Sapevo che avrei visto un concerto spettacolare dal punto di vista canoro e musicale, ma mi aspettavo un Marco timido, indifeso e silenzioso, quando invece ho trovato un giovane uomo, grande e con i piedi ben saldi a terra, capace di emozionare e di emozionarsi, di intrattenere: un vero uomo di spettacolo, animale da palcoscenico, un'artista a 360° nato per fare questo mestiere. Complimenti Marco e buona vita.














La t-shirt #sentiilsound